Mangiare per categorie

dieta-alimentazione-bilanciamento-sostanze«Mann ist, was er isst», ovvero l’uomo è quello che mangia (L. A. Feuerbach, 1804-1872). Ma cosa mangia l’uomo? In quanto onnivori, gli esseri umani avrebbero potenzialmente accesso ad una gamma quasi infinita di alimenti ma, in pratica, la scelta quotidiana è molto ridotta. Questo avviene perché mangiamo più con la testa che con la bocca.

Una volta risolto il problema della sopravvivenza, le nostre abitudini alimentari sono state fortemente influenzate dalle rappresentazioni mentali di quello che riteniamo commestibile. Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare alla parola cibo. Immediatamente appariranno nella nostra testa immagini di pietanze diverse.

Riconoscere un oggetto, o un evento, attribuirgli un nome appropriato e assegnarlo ad una certa categoria mentale è uno dei processi fondamentali della mente umana, noto come categorizzazione. In termini psicologici, ciascuna categoria può essere considerata come un insieme mentale di elementi, culturalmente definiti, che condividono un numero variabile di proprietà essenziali. Per esempio, nella categoria frutta ci mettiamo tutti quei prodotti vegetali dal sapore dolce che contengono dei semi.

Solitamente, ogni categoria è parte di un sistema ordinato e gerarchico comprensivo di altre categorie, detto tassonomia. Si tratta di un dispositivo cognitivo, che, nel suo insieme, permette di applicare al flusso della realtà un sistema di codifica rapido, che consente un notevole risparmio di energia mentale. Provate a pensare a che cosa succederebbe se ogni volta che andassimo al supermercato per fare la spesa dovessimo leggere le proprietà di ogni prodotto per capire a cosa serve.

Il processo che porta alla costruzione di categorie o etichette è tipicamente umano e, in quanto tale, è soggetto a variazioni culturali. Questo è particolarmente evidente nell’ambito dell’alimentazione, in quanto cibi che sono considerati tali in certe culture ma non lo sono in altre. Per fare un esempio, recentemente, la dieta insettivora è stata suggerita dalla FAO nelle società più avanzate per combattere i problemi legati alla sostenibilità ambientale, suscitando non poco scalpore e disgusto tra noi occidentali. Tuttavia, molti popoli nel sud-est asiatico, come i vietnamiti e tailandesi, da tempo immemore si nutrono di scarafaggi, grilli, cavallette e altri insetti. Lo stesso accade in alcune popolazioni dell’Africa che aggiungono alla loro dieta termiti e formiche.

I ragni fritti saranno anche una prelibatezza della Cambogia ma per la maggior parte degli occidentali, me compresa, la sola idea di ingerire un ragno è ripugnante. In questo senso, mangiare è più un atto mentale che gustativo e sensoriale e quindi dovremmo cercare di provare prima di dire: «no, non mi piace!». Magari scopriremmo che gli aracnidi sono buoni. Wikipedia ci dice che hanno un sapore delicato, una via di mezzo tra pollo e merluzzo. Non resta che assaggiarli.

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia
Anolli, L. (2006). La mente multiculturale. Roma-Bari: Laterza.
Harris, M. (1985). Buono da mangiare. Einaudi, Torino
La Repubblica.it (2013). Insetti in tavola, la dieta del futuro.Fao: “Decisivi per la lotta contro la fame”.
Wikipedia. Ragni fritti. 

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2 risposte a “Mangiare per categorie

  1. Direi che si passa dalla categorie alle associazioni 🙂 Buonissimi gli asparagi con le uova. La mia nonna me li faceva sempre con una specie di salsa tartara di sua invenzione!

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