Ristorante D’o – Davide Oldani

Do_Feat-03Via Magenta 18, S.Pietro All’Olmo, Cornaredo (MI) – Tel: 02/9362209 – Sito web

Davide Oldani è uno dei più famosi chef italiani in circolazione, conosciuto anche dal grande pubblico grazie ai suoi libri e alle sue apparizioni in TV. Forse per questo si parla di lui in modo contraddittorio: molti pensano sia un un bluff e la sua cucina una ben congegnata operazione di marketing, altrettanti lo ritengono semplicemente un grandissimo chef. Sarà un caso ma chi ha mangiato sul serio al D’o di Cornaredo (invece di farsi un’opinione di terza mano su internet) appartiene in genere alla schiera degli ammiratori.

Non è facile prenotare qui: in qualsiasi momento si chiami, la voce al di là della cornetta risponderà sempre con tono gentile che «il primo tavolo disponibile è fra 4 mesi». Una lista d’attesa incredibile ma vera anche per colpa/merito di prezzi bassi o presunti tali. Noi ce l’abbiamo fatta dopo anni di tentativi andati a vuoto per mancanza di pazienza e incapacità d’organizzazione e pochi giorni fa ci siamo goduti un ottimo pranzo firmato Oldani.

In questo caso (non sappiamo se sia la prassi per il sabato a mezzogiorno) non abbiamo potuto scegliere dalla carta ma ci siamo dovuti “accontentare” del percorso degustazione speciale a base di pesce. In apertura ci è stata data la possibilità di assaggiare come aggiunta il piatto-emblema del D’o: la celeberrima cipolla caramellata – perfetta per l’equilibrio tra morbido e croccante, freddo e caldo, dolce e salato.

Può mancare oggi la capasanta dal menu di mare di un ristorante di un certo livello? La domanda è retorica – per fortuna l’inflazionato mollusco acquista per una volta senso in una composizione cervellotica ma calibratissima insieme ad un flan di barbabietola e rafano, un cracker al caffè, asparagi e centrifugato di pera, limone e finocchio: un inizio azzeccato, fresco e leggero.

Il risotto con trippa di pesce, liquirizia, uvetta piccante e buccine di mare è fantastico. Fantastico il dosaggio dei singoli elementi, fantastica la qualità del pesce e il modo in cui è trattato, fantastica soprattutto la cottura. Lo chef from Cornaredo vanta nel suo curriculum importanti esperienze con Gualtiero Marchesi (nonché con Alaine Ducasse e Albert Roux) e la cosa decisamente si nota.

Uno dei dogmi dell’oldaniana filosofia pop è che si possa e si debba fare alta cucina con ingredienti poveri: l’astice con fave, pere dorate, zucchine, salsa al vino bianco e riduzione di crostacei contravviene a questa regola ma è un piatto spaziale, estroso al punto giusto. Un impeccabile canto e controcanto di sapori dolci, salati e acidi.

La stracciatella di bufala con caramello, gelato allo yogurt, pane croccante e uva di mare (in quantità minime) spiazza positivamente per la sua semplicità e lascia il segno. Forse la portata meno folgorante è il dessert, comunque di ottima fattura: una vellutata di cioccolato bianco (calda) con gelato al lampone, sbrisolona di mais e foglia d’ostrica.

Da qualche parte abbiamo letto che si può pranzare al D’o per un paio di decine di euro o poco più. Non sappiamo se sia vero o meno, noi ne abbiamo spesi 75 a testa per il menu più 13 per la cipolla caramellata: un prezzo non stracciato ma di certo giusto in relazione al livello dell’esperienza. Una nota sulle posate, o meglio sulla posata: qui si mangia per tutto il pasto unicamente con uno strambo ibrido tra cucchiaio, forchetta e coltello inventato da Oldani. In alcuni momenti fa disperare, in certi altri sembra quasi un’ennesima idea azzeccata.

Foodometro™
•Cucina: funambolismi in perfetto equilibrio.8,5
•Ambiente: una lussuosa trattoria di provincia. 7
•Servizio: misurato e super-professionale. 8,5
•Da Non Perdere: cipolla, risotto, astice
•Da Evitare: non pensate di poter prenotare qui senza ampio anticipo
•Prezzo: 75 euro per il menu di pesce
•Giudizio Finale: La cucina di Davide Oldani è una grande cucina, tutto il resto è noia.8,5

Giacomo Robustelli

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2 risposte a “Ristorante D’o – Davide Oldani

  1. IO sono tra quelli che l’ha provato in prima persona e penso sia un bluff fatto e finito. Una finta cucina povera (a meno che a lui l’astice non lo regalino) e di una noia mortale con il menù tutto e banalmente giocato su caldo/freddo, dolce/salato.

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