Paradossi Pubblicitari

Ralph_spaccatutto_intQualche giorno fa mi è capitato di guardare Ralph Spaccatutto, cartone animato della Disney ambientato in una sala giochi americana. Protagonisti sono i personaggi dei videogiochi, che interagiscono la sera dopo l’orario “di lavoro”. Le citazioni e i riferimenti alle grandi case del settore, presenti in quantità nel cartoon, sono essenziali per la storia e dunque non stupiscono. Quello che, invece, mi ha particolarmente colpito è stata l’intrusione nel film di grandi industrie dolciarie. Ad un certo punto del cartone, infatti, i protagonisti si ritrovano in un mondo zuccheroso, fatto di dolci, molti dei quali “brandizzati” ed inequivocabilmente riconoscibili.

Ancora oggi la dicitura “as seen on tv” (visto in tv) è un modo per rassicurare i consumatori della bontà di un prodotto. Un marchio familiare è considerato sicuro e quindi degno di fiducia. Anche i bambini sono molto vulnerabili alle influenze esterne e studi recenti hanno dimostrato che l’esposizione frequente a messaggi commerciali, relativi a prodotti alimentari, li spinge a desiderarli maggiormente. Questo accade soprattutto nei maschi che sono meno sensibili delle femmine agli ideali di magrezza proposti dai media.

Ed ecco il paradosso: magro è bello ma, perché sia buono, molto meglio se è dolce e grasso. Le televisione suggerisce in continuazione diete e strategie per restare in forma ma, allo stesso tempo, pubblicizza un gran numero di prodotti che fanno male alla salute e allargano il girovita.

Mentre ci propongono abiti striminziti e prove costume, le industrie si impegnano a creare i cibi più appetibili per stregare i nostri palati e renderci dipendenti dai loro prodotti. Ho già spiegato in un precedente post che siamo biologicamente predisposti ad amare i cibi dolci ma la combinazione di zucchero, grasso e sale è praticamente irresistibile per l’essere umano. Provate a riflettere: se fosse solo una questione di dolce ci limiteremmo a mangiare lo zucchero a cucchiate. Invece ci ingozziamo di patatine, che sono zuccherate, anche se non lo sappiamo. Non sentiamoci in colpa se ci piacciono gelati e merendine: sono stati creati apposta.

Mettere freno alla gola è difficile, tuttavia, dovremmo sforzarci di mangiare di più con il cervello che con la pancia. Per esempio, Armando Piccinni scrive, «guardando le cose da una prospettiva diversa, le promesse dei cibi industriali di genuinità, semplicità, bontà, freschezza, purezza e naturalezza, una volta confrontate con la meccanizzazione e l’industrializzazione dei processi produttivi, appaiono per lo meno fuori luogo». Dobbiamo evitare che le grandi case produttrici assopiscano «lo spirito critico della nostra coscienza alimentare».

Cerchiamo allora di ridurre lo zucchero, cominciando a leggere le etichette dei prodotti e scegliendo quelli con la lista degli ingredienti più corta. Mangiamo le cose che potremmo anche preparare da soli senza farci prestare un tazza di “qualcosa” dal Dr Frankenstein.

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia
Piccinni, A. (2012). Drogati di cibo. Giunti, Firenze.

Anschutz, D. J., Engels, R. C. M. E., Van Strien, T. (2010). Maternal encouragement to be thin moderates the effect of commercials on children’s snack food intake. Appetite, 55 (1), pp. 117-123.
Hare-Bruun, H., Nielsen, B. M., Kristensen, P. L., Møller, N. C., Togo, P., Heitmann, P. L. (2011). Television viewing, food preferences, and food habits among children: A prospective epidemiological study. BMC Public Health, 11:311.

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