Cioccolato e Cioccolatismo

cioccolato_internaTrovare del cioccolato decente in Inghilterra è una vera e propria impresa. All’inizio dell’ottocento gli inglesi avranno anche inventato la prima tavoletta ad uso commerciale – per una rassegna dettagliata sulla storia del cioccolato vi consiglio di leggere Dario Bressanini – ma la cioccolata che si trova normalmente nei negozi è povera di burro di cacao e ricca di zuccheri, oli vegetali o altre sostanze “e-qualcosa” non meglio identificate. Sicuramente un guadagno per i produttori ma una perdita per gusto e qualità.

Nei paesi occidentali il cioccolato è uno degli alimenti maggiormente oggetto di carving – in italiano “bramosia” o, più colloquialmente, “voglia matta” di un certo alimento. E’ un fenomeno riconosciuto e ampiamente diffuso, soprattutto nei giovani. La frequenza del food carving, infatti, sembra ridursi progressivamente con l’avanzare dell’età o, quantomeno, sembra che gli anziani siano meno inclini a cedere alle tentazioni.

Inizialmente, si credeva che questa predilezione fosse dovuta alla predisposizione naturale dell’uomo nei confronti cibi dolci. Non da ultimo, il burro di cacao presente nella cioccolata, sciogliendosi con la temperatura del corpo, sprigiona il suo aroma e offre particolari sensazioni di cremosità e calore (trovate una spiegazione più specifica di questo fenomeno in un mio precedente post sui cibi grassi). Tuttavia, studi più recenti hanno dimostrato che esiste un carving specifico per il cacao, indipendente dagli altri dolci. Per alcuni la cioccolata è talmente amata e ricercata da diventare una vera e propria patologia: il “cioccolatismo”. Il termine è stato coniato da Hetherington e MacDiarmid all’inizio degli anni ’90 e descrive sia lo stimolo continuo ad assumerne cioccolato, che il bisogno di mangiarlo per sentirsi meglio. Secondo gli autori, infatti, coloro che sono affetti da cioccolatismo mangiano cioccolata sei giorni su sette, consumano circa 12 barrette alla settimana e spesso sono anche affetti da altri disturbi alimentari.

Le ragioni per questa preferenza così marcata e diffusa sono molteplici e coinvolgono elementi psico-chimici, meccanismi ormonali e psicologici, sui quali però la bibliografia non offre un insieme di risposte coerenti. Mentre la scienza prosegue le sue indagini, ci possiamo godere tranquillamente le nostre uova di Pasqua e, come diceva Lucy van Pelt, nei Peanuts: «Tutto ciò di cui ho bisogno è amore. Ma un po’ di cioccolata, ogni tanto, non fa male».

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia
Hetherington, M. M. & MacDiarmid, J. I. (1993). “Chocolate addiction”: A preliminary study of its description and its relationship to problem eating. Appetite, 21, 233-46

Piccinni, A. (2012). Drogati di cibo. Quando mangiare crea dipendenza. Giunti Editore, Firenze
Shepherd, R., Raats, M. (2006). Frontiers in nutritional sciences, volume 3: Psychology of food choice. CABI Publishing, Wallingford, Oxfordshire, GBR.

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5 risposte a “Cioccolato e Cioccolatismo

  1. “Cioccolatossici” rende molto bene l’idea! Gli effetti del cioccolatismo, infatti, richiamano quelli della dipendenza. Le principali caratteristiche del “food addiction” sono: compulsione a consumare con regolarità l’alimento oggetto della dipendenza, perdita del controllo (e.g. mangio solo due quadratini di cioccolato e poi sparisce la tavoletta) ed infine uso continuativo dell’alimento in questione nonostante le conseguenze negative.

  2. “la cioccolata che si trova normalmente nei negozi è povera di burro di cacao e ricca di zuccheri, oli vegetali o altre sostanze” Elena …ehm, se contiene “oli vegetali” il prodotto non può essere definito cioccolato bensì surrogato. il cioccolato per potersi chiamare tale può contenere come grasso solo il burro di cacao. questo in tutto il mondo, non solo in Italia.

    p.s. sovente le uova di pasqua non sono al 100% di cioccolato…

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