Keep calm and eat horse

cavalloGli inglesi non sono nuovi agli scandali alimentari. Dalle uova alla Salmonella, alla mucca pazza dei primi anni novanta, ad episodi più recenti come la “South Wales E.coli tragedy” del 2005, quando la carenza di igiene di una macelleria, fornitrice delle mense scolastiche, fece ammalare 158 alunni, 44 insegnanti e provocò la morte di un bambino di cinque anni.Nell’estate del 2011, sconsigliavano di mangiare lattuga, cetrioli e altre verdure fresche per evitare di essere contaminati dal batterio Esterichia coli e adesso è il turno della carne di cavallo.

Per quanto mi riguarda, molti sandwich e altri cibi pronti d’oltre Manica, come le famose lasagne da una sterlina (1,16 €) o le scatolette di spaghetti precotti con le polpettine da cinquanta pence che si trovano in una nota catena di supermercati inglesi, sono al di fuori di fuori di ogni tentazione. Per questo, fin’ora non ho mai avuto problemi a vivere qui.

Il Ministro per l’ambiente, Owen Paterson, si è prodigato a rassicurare il popolo Britannico che la situazione è sotto controllo e che non ci sono conseguenze per la salute, mentre il famoso supermercato, a sua discolpa, ha inviato una mail ai suoi clienti. Secondo le leggi europee, infatti, tutte le imprese sono tenute a controllare i prodotti solo nella fase di preparazione e di vendita, pertanto non possono essere responsabili dell’intera catena produttiva.

Gli inglesi però non si rassegnano e lo scandalo continua. Più che una questione di truffa e di salute (i cavalli macellati provenienti dal mondo delle corse sono spesso dopati e carichi di sostanze vietate), ne fanno una questione di principio, perché mangiare carne equina oltre Manica, è considerato una barbarie. I cavalli non sono animali qualsiasi, sono pet (animali domestici) e, in quanto tali, é abominevole metterli nel piatto. L’espressione “I am so hungry I could eat a horse” (ho così tanta fame che protei mangiare un cavallo) non indica semplicemente avere “tanta fame”, ma di “essere alla fame” fino al punto di trascendere i confini di quello che è normale o lecito mettere nel piatto. Secondo l’antropologo sociale Nick Fiddes, gli animali domestici, in quando esseri “umanizzati”, non possono essere mangiati. Il consumo di carne risale all’inizio del processo di civilizzazione dell’uomo e pertanto coloro che non fanno più parte del mondo naturale, come i nostri simili e alcuni animali “spiritualmente affini”, non possono essere cibo.

Personalmente non condivido questo punto di vista, i cavalli mi fanno pena quanto le mucche e i maiali e se la carne di un animale è commestibile, non trovo giusto fare delle differenze. Questioni morali a parte, la “crisi del cavallo”, facilitata dal periodo di recessione in Europa, ha il merito di aver messo in luce alcune falle legislative e l’insostenibilità dell’intero mercato della carne. Speriamo che possa servire come ulteriore stimolo per la crescita di nuovo tipo di consumatore, più attento alla salute e all’ambiente.

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia

Fiddes, N. (1991). Meat: A natural symbol. Routledge, London, New York.
Ogden, J. (2010). The Psychology of Eating: From Healthy to Disordered Behavior. Wiley-Blackwell, Oxford
The Guardian: Breve guida (in inglese) sullo scandalo della carne di cavallo

Immagini: gawker.com

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3 risposte a “Keep calm and eat horse

  1. Pingback: Keep calm and eat horse | Alimentazione in Gravidanza·

  2. Il junk food, in particolare quello d’oltre Manica, per me è una tentazione irresistibile. Ma sono perfettamente conscia di star ingerendo prodotti non sani. Quando, però, non ci sono controlli sulla macellazione e vengono distribuiti prodotti nocivi, le cose cambiano. Comprare in maniera più intelligente? Sì, è da fare, però anche lì, alla fine, ti fidi del commerciante (che sia la macelleria o la GDO). Tutta la società capitalista si basa sulla fiducia nello scambio, la teoria dei giochi della microeconomia, e alla fine ci si ritrova a fidarsi.
    Per tutelarsi non resta che affidarsi alle leggi e ai controlli, fidandosi anche di quelli, anche perché non è così facile nè economico (o ecologico) rifornirsi alla fonte.
    Interessante, a questo proposito, è l’articolo sul km 0 di Bressanini, che condivido ampiamente: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/05/05/contro-la-spesa-a-chilometri-zero/

  3. L’articolo di Bressanini l’avevo letto e anch’io lo condivido. Con consumatore più attento all’ambiente, tendenzialmente, mi riferisco a coloro che tagliano o riducono i consumi di carne, soprattutto quella proveniente dalla grande industria, visto quanto inquina l’intera catena.
    Per quanto riguarda il Junk Food inglese, invece, ogni volta che leggo gli ingredienti rinuncio: sono terribili! 🙂

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