Il ruolo sociale della carne e il successo delle grigliate

Forse da sempre, la carne è sinonimo di ‘cibo vero’, tant’è che anche per i vegetariani il consumo di prodotti a base di soia o di altri vegetali serve a riempiere il vuoto lasciato dalle precedenti abitudini alimentari, con qualcosa di equivalente, che ne imiti la forma o il concetto nutritivo. Tuttavia, la carne può essere considerata qualcosa di più di un semplice pasto. Come scrive l’antropologo sociale Nick Fiddes, «rappresenta anche uno stile di vita».

Nelle società primitive, la carne costituisce un momento sociale fondamentale e, rispetto alla frutta e alla verdura, viene utilizzata più frequentemente per favorire e consolidare i legami tra i parenti, i vicini, nonché i membri delle popolazioni affini. «I cacciatori Yanomano, per esempio, sono convinti che se non condividono la preda perderanno la loro abilità di cacciatori. Sia i singoli sia le famiglie condividono raramente le banane o i prodotti che coltivano, ma non consumeranno mai la cacciagione senza ritagliarne delle porzioni da offrire alle persone più importanti del villaggio che, a loro volta, effettueranno un’ulteriore distribuzione a favore di donne e bambini» (M. Harris).

La predilezione per la carne si registra anche nelle abitudini alimentari delle società più evolute, caratterizzate dalla presenza di dottrine religiose complesse e riti strutturati, il cui nucleo coincide di norma con il sacrificio e il pasto rituale di animali domestici. Secondo Marvin Harris «con l’addomesticamento di greggi e mandrie, la carne, il sangue e il latte dovettero essere condivisi con gli avi e con gli dèi, proprio come i cacciatori dovevano condividere vicendevolmente la preda quotidiana nell’intento di creare un tessuto di obblighi reciproci, di scongiurare gelosie e conflitti, di salvaguardare delle comunità di cui facevano parte sia gli invisibili reggitori del mondo sia le loro creature terrestri. Sacralizzando la macellazione degli animali sotto forma di sacrificio, i popoli antichi esprimevano la loro avidità di carne e degli altri prodotti di origine animale».

Anche ai giorni nostri, il consumo di carne continua a svolgere il ruolo di aggregatore sociale, basti pensare a grigliate e barbecue che presto verranno inaugurati con le ricorrenze pasquali. Il loro successo dipende dalla fortunata combinazione di diversi fattori positivi e indipendenti. Innanzitutto, il piacere di stare all’aria aperta, godendosi i primi raggi di sole dopo i freddi mesi invernali. L’ambiente rilassato e informale, la possibilità di scegliere liberamente come, dove e con chi mangiare favoriscono il dialogo e l’interazione. Infine, non va dimenticato il piacere stesso del cibo, al cui gusto (determinato dalla cosiddetta reazione di Maillard) si unisce il godimento provocato dalla manipolazione delle vivande (come dice il famoso spot pubblicitario: “se non ti lecchi le dita …”).

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia
-Fiddes, N. (1991). Meat: A natural symbol. Routledge, London, New York.

-Harris, M. (1985). Buono da mangiare. Einaudi, Torino
-Ogden, J. (2010). The Psychology of Eating: From Healthy to Disordered Behavior. Wiley-Blackwell, Oxford
-This, H. (2007). La scienza in cucina. Piccolo trattato di gastronomia molecolare. Edizioni Dedalo, Bari.


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3 risposte a “Il ruolo sociale della carne e il successo delle grigliate

  1. Esperienza personale in Kenya: nel villaggio di Maralal (nord Kenya verso lago Turkana) le famiglie più agiate allevano un animale (in genere un capretto) da sacrificare e con la carne banchettare invitando i vicini di casa e i poveri

  2. Per le persone più sensibili alle tematiche ambientali e per gli animalisti, ricordo che il piacere di un barbecue è identico sostituendo alla carne melanzane e peperoni, o altre verdure di stagione (la reazione di Maillard avviene anche quando friggete delle patatine!)

  3. Anche da noi, nella bassa bresciana, sono ancora vivi rituali legati alla carne. Sia nel caso di uccisione del maiale, con le famiglie che si riuniscono per scambiarsi trucchi e segreti per ottenere dei buoni insaccati, sia nel caso di carne bovina. Non c’è più il rituale della caccia, la procura della carne è stata demandata agli allevatori, quelli che curano e rispettano tutte le fasi della vita dei capi, dalla nutrizione alla macellazione.
    In tal proposito mi permetto di segnalarvi http://www.labuonacarne.it
    un produttore di ottima carne bovina che consegna a domicilio in tutta la Lombardia. Buona grigliata!

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