Ristorante Jim – Grosio (So)

Via Roma 2, Grosio (SO) – Tel:0342/847272 – Sito Web

Jim Pini è un nome storico della ristorazione valtellinese. La sua fama nasce nei ruggenti ’70 quando il Ristorante Jim diventa il “ristorante itinerante” al seguito della valanga azzurra, la più forte squadra italiana di sci alpino di tutti i tempi. Dai campionati del Mondo alle Olimpiadi, da S.Moritz agli Stati Uniti, dalla Scandinavia al Giappone, il Jim (come si usa dire da queste parti) diventa ambasciatore della cucina valtellinese nel Mondo, intessendo una fitta (proficua) rete di amicizie e relazioni e facendosi conoscere su larga scala.

Nonostante il locale grosino continui imperterrito a lavorare grandi volumi, è impossibile non notare che molto tempo è passato da quegli anni mitici. Oggi è certamente difficile definirlo un ristorante “sulla cresta dell’onda”: basta metter piede nella datata sala al piano terra dell’Hotel Sassella per rendersene conto. Le pareti rivestite di legno perlinato lucido, i separè tra i tavoli, le panchette imbottite giallognole e i pesanti tendaggi sembrano solo l’impolverato lascito di un’epoca lontana.

Il servizio – affidato al sempre attivissimo patron, al genero e ad un nutrito staff di camerieri in divisa – è professionale ma anch’esso retrò, eccessivamente formale per la categoria: raramente mi è capitato di essere accolto e appellato per tutta una serata come “Signor Robustelli”, una squisitezza di cui sicuramente non ho mai sentito il bisogno. Solo la cucina (prevalentemente tradizionale e quindi in teoria immune allo scorrere del tempo) riesce in parte a salvarsi.

Ampia la carta, affiancata da menù periodici tematici (il maiale, il pesce, la selvaggina etc.). Meritano soprattutto i piatti più tradizionali, i grandi classici della cucina valtellinese e le specialità di Grosio e dintorni. Non male gli sciatt e i pizzoccheri così come le sostanziose Bastardelle di fraina in salsa alpina, delle tagliatelle di diverse farine condite con sugo di arrosto, funghi e pancetta. Buone soddisfazioni dai toscanei (cresepelle di farina bianca e nera con formaggio funghi e besciamella) e dalle manfrigole alla grosina.

Senza mordente, invece, i secondi che abbiamo mangiato nella nostra recente cena al Ristorante Jim: la costata di cervo (in infusione di sforzato e timo – n.p.) e il Bastone di carne alla pioda. Poco centrato, per così dire, ci è parso pure un antipasto come lo Sformatino di patate e gallinacci con spuma di grana grosino, due mini piramidi croccantine con funghi a parte e una spuma di formaggio rassomigliante più ad una crema. Da sottolineare le inguardabili presentazioni vintage – nel 2012 la nota musicale disegnata sul piatto con la glassa di aceto balsamico potrebbe urtare anche gli animi più insensibili.

Il conto finale rischia di non essere allineato al reale livello dell’esperienza. Qui, 35-40 euro a testa (vino ecluso)  per una cena completa, ci paiono quasi eccessivi. O diciamo, perlomeno, che non si pagano proprio con il sorriso stampato in faccia.

Foodometro™
•Cucina: valtellinese tradizionale, menù a tema in alcuni periodi. 6,5
•Ambiente: una rinfrescata è d’obbligo. 5
•Servizio: eccesivamente formale ma professionale. 6
•Da Non Perdere: toscanei e manfrigole
•Da Evitare: secondi piatti
•Prezzo: 35-40 euro a testa per un pasto completo vino escluso
•Giudizio Finale: un indirizzo storico della ristorazione e dell’ospitalità valtellinese. Oggi quasi troppo retrò. 6

Giacomo Robustelli

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