Enocratia

Via Sant’Agnese 14, Milano – Tel: 02/36525816 – Sito web

Da qualche mese a questa parte, il nome sulla bocca di ogni appassionato gourmet milanese è uno solo, Enocratia. Spinti dalle lodi di chiunque abbia mangiato nel giovane ristorantino in zona S.Ambrogio, e ammaliati dalle positive valutazioni dei nostri critici di riferimento, abbiamo deciso anche noi di provare la cucina dello chef Eugenio Boer.

Due le nostre cene qui a stretto giro di posta. La numero uno da cancellare: tempi iper-dilatati, ordinazioni sbagliate, pane totalmente insipido, piatti freddi, sparizioni e cambiamenti non comunicati di alcune voci dal menù. Il giorno dopo – ancora scottati dalla deludente esperienza – siamo venuti a sapere (quasi per caso) che quel giorno tutto il meccasnismo del locale era andato in crisi a causa della mancanza di due persone in cucina, a casa influenzate. La più classica tra le classiche serate storte quindi? Sfiga nera? Per fugare ogni dubbio abbiamo deciso di tornare quasi subito sul luogo del misfatto. Per fortuna: tutta un’altra esperienza il nostro secondo round enocratico.

Alcuni piatti che ci erano parsi concettualmente interessanti li abbiamo riprovati trovandoli nettamente migliori per esecuzione e messa a fuoco. È il caso per esempio della tartare di fassona con yogurt, frutti di bosco e polvere di porcini (pollice verso solo per il mancato rispetto della stagionalità) e dei tortelli al tre latti con pioppini e crema di broccoli, semplicemente buonissimi, da sbranare senza indugi. Dicasi lo stesso per il classico filetto di maiale con purè, mele campanine e cipolle borretane – perfetta la cottura della carne (al rosa), notevole il fondo caratterizzato da una piacevole nota dolce.

Qualche dubbio, più o meno piccolo, su altre portate c’è rimasto. Grande scetticismo per il pre-dessert, una mal riuscita spuma allo zafferano con amarene – a voler essere cattivi la brutta versione della Coppa Rica che si mangiava da bambini (cit.). Rivedibili gli spaghettoni di Gragnano con patate, ricci di mare e tè nero affumicato al pino, in cui quest’ultimo elemento tende a sovrastare tutto il resto. Il piccione, servito in due versioni e accompagnato da un assaggio di foie gras e da una marmellata ai frutti di bosco aromatizzata all’anice stellato è un piatto che – pur testimoniando nuovamente l’enorme bravura dello chef nella cottura delle carni – non convince appieno come assemblaggio.

Un discorso a sé stante lo merita l’unico dessert provato. Straniante, improbabile al primo impatto e poco appagante da un punto di vista estetico, l’insalata che accompagna la bavarese sormontata da una meringa giapponese (?) sbriciolata. Quasi ci si stupisce, però, a constatare che l’abbinamento sta in piedi ed anzi, è fin piacevole: le sciape foglie verdi (rucola, lattughino & co.) infatti funzionano bene nel bilanciare la dolcezza importante degli altri ingredienti.

L’idea complessiva che ci siamo fatti su Enocratia? Tante le cose ancora da sistemare per ambire a traguardi più importanti. Da registrare è soprattutto il servizio, spesso in affanno, confusionario e poco lucido: nemmeno nelle serate più nere si possono servire tre portate in più di tre ore senza comunicare nulla in sala. La lista dei vini (non lunghissima) è però realmente interessante, la cucina – vogliamo considerare la nostra prima cena qui un episodio sfortunato – di buon livello nonostante alcuni passaggi a vuoto. Un plus il rapporto qualità/prezzo, quasi miracoloso per Milano.

Foodometro™
•Cucina: creativa con moderazione, ottima mano sulla carne. 7,5
•Ambiente: la sala (sotteranea) è stretta e troppo illuminata. Brutti tavoli e sedie. 6,5
•Servizio: affannato anche se volenteroso. 6,5
•Da Non Perdere: tortelli, carni
•Da Evitare: simil-Coppa Rica
•Prezzo: menù da 42 e 52 euro. Poco di più alla carta.
•Giudizio Finale: servizio da migliorare, cucina di valore assoluto per la fascia di prezzo. Se tutti ne parlano un motivo c’è. 7

Giacomo Robustelli

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8 risposte a “Enocratia

  1. Perché meringa giapponese con il punto di domanda? si tratta comunemente di una delle declinazioni delle meringhe (italiana, francese, svizzera e, appunto, giapponese). Con il Giappone in senso stretto non c’entra: è una derivazione della meringa svizzera dove però nell’impasto è previsto oltre all’albume e allo zucchero anche l’impiego di mandorle e/o farina.

  2. Adesso che ho letto questa recensione non posso che essere ancora più curiosa di provare.
    E’ da una vita che cerco di andarci!
    Ho provato “solo” e più volte l’aperitivo e devo dire di aver bevuto sempre benissimo.

  3. Toglilo davvero, però, il punto di domanda (puoi anche editare la spiegazione della meringa per chi non ha basi di pasticceria -per la cronaca, la mia fonte è Iginio Massari-) 😉

    • …posso scrivere quello che ho detto al cameriere sulla “coppa rica”, o rischio la censura? 😀
      Diciamo che “pessima” sarebbe stato un complimento…

      Quanto al dessert invece… chapeau!

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