Miti Da Sfatare: Cibo Biolgico e Salute

Il termine biologico identifica un metodo di «produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere animale» (regolamento Cee n. 2092/91, art. I). I prodotti hanno prezzi più elevati rispetto a quelli convenzionali, ma il mercato sembra non risentire della crisi e, da dieci anni a questa parte, continua a riscuotere molto successo nella maggior parte dei paesi più sviluppati, Italia compresa.

Dalle indagini effettuate sul tema, sembra che l’aumento della domanda dipenda anche dalla convinzione che i cibi biologici siano migliori per la salute, “più sani” rispetto a quelli ottenuti con metodi tradizionali. Non sorprende che quest’idea sia sostenuta dai produttori e dalle associazioni del settore, che spesso pubblicano sui loro siti web i risultati favorevoli delle ricerche scientifiche. Per esempio, scrive Assobio, «Mangiare biologico? È meglio, dice la ricerca» (Settembre 2007).

A prescindere dal dibattito accademico sull’argomento (all’interno del quale una fazione ritiene che il cibo biologico faccia bene soprattutto a chi lo produce), appare evidente il fraintendimento di base: il termine biologico non certifica un prodotto, ma un metodo di produzione più attento all’ambiente. Sono cibi che fanno bene al pianeta e non (necessariamente) alla salute.

Perché è così facile cadere in questo equivoco? Innanzitutto, perché tendiamo a ragionare per associazioni, intese come legami tra due o più immagini mentali. Scrive ironicamente Ceronetti in un suo articolo per il corriere «Giocando un poco con le parole, trovo corrispondenza e terreno esplorabile nel calembour DIO-BIO, fede in Dio e fede in Bio… » (G. Ceronetti, Agosto 2010, Corriere della Sera).

Nella maggior parte degli individui resiste un’idea disneyana di natura, buona e materna, che risponde in modo efficace ad un bisogno primario di sicurezza e protezione. Per questo motivo, “naturale” tende facilmente a legarsi con “sicuro” e “genuino”, che finisce, di conseguenza, per essere interpretato come “sano”. Ovviamente, non esiste nulla di più culturale del concetto di “natura”, ma la forza implicita di questa associazione tende a prevalere anche sui pensieri che occupano la mente al momento della scelta e sugli atteggiamenti espliciti che le persone possiedono nei confronti di un determinato prodotto.

Infine, a fomentare l’equivoco bio = salute, si aggiunge la tendenza degli individui a focalizzarsi sugli aspetti più superficiali delle comunicazioni (come l’intervento di un esperto o la presenza di statistiche all’interno di un messaggio), che li rende più vulnerabili all’healthwashing (letteralmente lavaggio-salute), una tecnica di vendita, che consiste nel mettere in evidenza uno o due vantaggi di un prodotto con lo scopo di dare un’immagine positiva all’oggetto intero. In questo modo, il consumatore si illude di comprare un cibo che faccia bene alla salute (lo stesso fenomeno si registra con la maggior parte dei prodotti “verdi”, in questo caso, però, si parla di greenwashing).

Le raccomandazioni in questo caso sono due: leggere sempre le etichette (prodotti eccessivamente raffinati, ricchi di zucchero o pover di grassi poveri faranno sempre male, anche se gli ingredienti provengono da agricoltura bio) e non comprare i prodotti che dicono di fare bene alla salute. Non lasciatevi ingannare.

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia
-Ceronetti, G. (2010). La nuova fede è un’etichetta Bio. Corriere della Sera, Agosto
Corbellini, G. (2009). Perché gli scienziati non sono pericolosi. Longanesi, Milano.
-Goleman, D. (2010). Intelligenza ecologica. BUR Biblioteca Universitaria, Rizzoli, Bologna.
-Ogden, J. (2010). The Psychology of Eating: From Healthy to Disordered Behavior (Second Edition). Wiley-Blackwell,England.

Foto di Studio Bigstar

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2 risposte a “Miti Da Sfatare: Cibo Biolgico e Salute

  1. un pò come i prodotti “light”, beata ignoranza.
    mio padre mi diceva sovente: “ogni giorno nasce un cucco, beato chi se lo cucca!”.

  2. non sono sicuro di aver capito. Si sta affermando che, facendo un esempio, una zucchina biologica sia meno nociva per l’organismo di un’altra non biologica o, estremizzando, che un krapfen fatto con farine bio, ripieno di crema con uova bio e realizzato con lievito madre sia meglio di una zucchina non biologica? Cioè, si sta mettendo in discussione l’idea del biologico o constatando il fatto che troppe persone non hanno la più pallida idea dei valori nutrizionali di ciò che ingurgitano?

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