Che Pesci Pigliare

I pesci contengono bassi livelli di vitamina B, ferro e zinco ma sono ricchi di acidi grassi omega-3, che riducono le infiammazioni, favoriscono la fluidità del sangue e tengono sotto controllo i trigliceridi, e sono una buona fonte di retinolo, di vitamina D e di calcio (soprattutto se mangiati con le loro lische). Per questo motivo, esperti e nutrizionisti consigliano di portarli in tavola almeno un paio di volte a settimana. Attenzione, però, a non esagerare. L’inquinamento dei mari, soprattutto in prossimità delle coste, fa sì che gli animali assorbano mercurio e altri metalli pesanti che possono risultare dannosi per gli individui, mentre le carni dei pesci di allevamento tendono a contenere le sostanze presenti nei mangimi, spesso di qualità “discutibili”.

Non devono poi essere trascurati i danni ambientali delle nostre scelte alimentari. Accurati censimenti ittici informano che le riserve europee sono alquanto impoverite dalla pesca eccessiva e che i piccoli pescatori non riescono a fronteggiare il periodo di crisi. A causa di questa situazione, i nostri supermercati offrono pesci allevati nel sud-est asiatico, dove la regolamentazione dei prodotti chimici e degli antibiotici è meno rigida e l’attenzione per l’ambiente passa in secondo piano.

Che pesci pigliare? Ambientalisti ed esperti della salute concordano: meglio pesci piccoli (come sardine ed acciughe), possibilmente pescati in mare aperto, perché accumulano meno mercurio e sono disponibili in quantità maggiore.

Merluzzo, nasello, tonno e salmone sono spesso nei nostri piatti, sono facili da cucinare e, in quanto abitudini alimentari consolidate, non richiedono particolari sforzi a livello cognitivo. Tuttavia, essendo pesci di grosse dimensioni, altamente richiesti e pescati, non sono più la scelta alimentare e nutritiva migliore.

Da un punto di vista tecnico, le routine si possono spezzare in tre modi: “bloccando” gli indizi che attivano il loro copione (per esempio, associando loro conseguenze negative a breve termine), dando maggiore visibilità alle informazioni sulle conseguenze a lungo termine, o esaltando gli esiti positivi a breve termine di un altro comportamento.

Nel caso della pesca, è difficile poter visualizzare delle conseguenze immediate, perciò quando andate al supermercato, dovreste cercare di fare leva sul secondo o sul terzo punto. Cambiando pesce in tavola (non sempre, iniziate con qualche sostituzione, anche per variare un po’), contribuirete alla salvaguardia dell’ambiente, migliorando la vostra salute. Mica male come prospettiva, no?

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente.

Bibliografia
-Jager, W. (2003). Breaking “Bad Habits”: A Dynamical Perspective on Habit Formation and Change. In: L. Hendrickx, W. Jager, L. Steg (eds.), Human decision making and environmental perception. Understanding and assisting human decision making in real-life settings (pp. 149-50), Regenboog Druk-kerij, Groningen.
-Jha, A. (2011). Eat more anchovies, herring and sardines to save the ocean’s fish stocks science correspondent. The Guardian, 18 February, http://www.guardian.co.uk
-Pini, V. (2011). La campagna di Ocean 2012 “solo pesce sostenibile e sano nel piatto”. La Repubblica, 03 giugno, http://www.repubblica.it
-Villarini, A., Allegro, G. (2009). Prevenire i tumori mangiando con gusto. A tavola con Diana. Sperling & Kupfer, Milano.

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6 risposte a “Che Pesci Pigliare

  1. niente di nuovo sul fronte occidentale… articolo molto accademico e poco pratico. trovare dei pesci “non allevati” è difficile in pescheria figuriamoci al supermercato.
    c’è molta disinformazione e tanto menefreghismo.
    parole de “l’estremista” Leemann: “il tonno, il suo utilizzo dovrebbe essere secondo me proibito”.
    va bene.
    aboliamo anche merluzzo, nasello e salmone.
    ma perchè mangiare il pangasio, l’orata, il branzino o il pesce spada?

    • Voleva essere un articolo più accademico che pratico 🙂
      Come tutti quelli di questa rubrica d’altronde…

      Comunque dopo cercherà di risponderti direttamente anche Elena.

      Buona giornata
      Giacomo
      thebigfood

  2. buona giornata anche a te Giacomo!
    spronavo la discussione perchè mi piacerebbe davvero sapere “che pesci pigliare”. 🙂

  3. Mi spiace non poter approfondire ulteriormente gli argomenti che tratto. Sistematicamente, devo tagliare per evitare di scrivere troppo.

    Ben vengano questi tipi di intervento che lasciano spazio ad ulteriori riflessioni e consigli pratici.

    In generale, mi permetto di sconsigliare il pangasio: un pesce di acqua dolce, molto povero di omega-3 e sospettato di essere uno dei pesci più inquinati attualmente in commercio. Anche tonno e pesce spada non se la passano bene, meglio mangiarli saltuariamente.

    Per la salute, Villarini e colleghi (2009) propongono: acciuga, aguglia, cernia, dentice, latterino, occhiata, ombrina, orata, sarago, sardina, sgombro, spigola, branzino, triglia e trota, soprattutto se cucinati al cartoccio, nelle zuppe o lesse.

    Infine, molti di questi pesci fanno anche bene all’ambiente. In questa piccola guida potete trovare un sacco di indicazioni pratiche: http://www.slowfood.com/slowfish//filemanager/guide/guida_ITA_bassa.pdf

    Elena Cadel
    thebigfood

  4. grazie Elena.
    il pangasio e lo spada li avevo messi apposta come provocazione, so bene “i danni” di cui sono causa 😉
    molto interessante la guida, scaricata e divulgata.

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