In forma con i cibi light: un mito da sfatare

Estate: tempo di buoni propositi e voglia di mangiare più sano. Come fare? I giornali e le riviste abbondano di diete “fai dai te” dell’ultimo minuto e di consigli su prodotti per restare in forma. Tuttavia, se pensate che gli snack light siano insoddisfacenti e neanche particolarmente buoni, avete perfettamente  ragione. La pubblicità può ingannare i vostri occhi ma non il vostro palato e il vostro corpo.

In linea generale, un buon consiglio per migliorare davvero la vostra alimentazione è di limitare (anche se sarebbe meglio evitare) tutti quei prodotti che reclamizzano effetti benefici sulla salute. Nella maggior parte dei casi “mentono”. Com’è possibile? È legale? Certamente: la pubblicità posiziona astutamente le informazioni che stiamo cercando isolandole dal contesto base in cui sono inserite, attraverso appelli emotivi positivi o negativi. In altre parole, l’ingrediente buono è messo in vista mentre tutti gli altri sono elencati in piccolo, in ordine di quantità, sul retro e/o sul fondo delle confezioni.

Diversi studi confermano le proprietà benefiche di certi elementi, quindi nessun inganno. Tuttavia non bisognerebbe mai dimenticare che gli effetti reali sulla salute dipendono sempre dalla totalità e dalla quantità degli alimenti ingeriti. Ovvero, se mettiamo una sostanza buona in mezzo alle sue antagoniste, quanto potrà essere realmente efficace?

Per esempio, negli ultimi anni i media si sono concentrati sul consumo di fibre, reclamizzando con un ritmo incessante prodotti che ne contengono una buona percentuale per il fabbisogno giornaliero. Queste pubblicità fanno leva su emozioni negative, sottolineando esplicitamente gli effetti indesiderati o i rischi per la salute per chi non ne consuma a sufficienza.

Tuttavia, la maggior parte di questi prodotti sono dolci e lo zucchero è uno dei grandi nemici dell’intestino, perché favorisce l’infiammazione delle sue pareti. Se controllate nell’elenco degli ingredienti troverete facilmente nei primi posti (quindi in buona percentuale) destrosio, sciroppo di glucosio, saccarosio, fruttosio, etc. Non stupisce quindi se il numero delle persone che soffre o lamenta difficoltà intestinali aumenta.

Meglio allora consumare prodotti semplici, non industriali, come le verdure (soprattutto quelle a foglia verde), i cereali integrali o la frutta secca e concedersi saltuariamente qualcosa che piace. Senza compromesso alcuno.

Elena Cadel
Psicologa ambientale, attualmente svolge il dottorato di ricerca presso l’università Bicocca di Milano sul tema alimentazione, cultura e sostenibilità.  Collabora con thebigfood curando la sezione Salute & Ambiente
.

Bibliografia
-Conner, M., Armitage, C. J. (2002). La psicologia a tavola. Il Mulino, Bologna.

-Berrino, F. (2009). L’intestino disperato. Vita & Salute, 29, pp. 27-29.
-Pollan, M. (2009). Food Rules. Penguin Books, New York.

Immagine rilasciata sotto licenza CC 2.0 da Alan Cleaver on Flickr a questo indirizzo.

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