Ristorante La Maniera di Carlo

maniera-di-carloVia Pietro Calvi 2, Milano – Tel: 02/76024261

Una bella sorpresa: tre parole che basterebbero a fotografare la nostra recente cena a La Maniera di Carlo, un raffinato ristorantino aperto dal settembre 2009 vicino a Piazza Risorgimento. Stupisce la cucina creativa dello chef Lorenzo Santi – classe ’85 e un talento da fare invidia a schiere di colleghi più esperti, a tanti nomi incensati dalla sedicente critica “che conta”. Ad affidare fin dagli inizi i fornelli al giovine cuoco, il poco meno giovine titolare Francesco Germani che (elegantemente agghindato) gestisce le operazioni in sala con savoir-faire da ristoratore navigato.

La serata – partita con un iniziale momento di spaesamento causato dalla tediante musica simil-ambient in sottofondo – ha quasi subito imboccato la giusta direzione. Merito del primo appetizer: una rivisitazione della parmigiana di melanzane, classificabile alla voce “piccolo colpo di classe”. Anche la bontà del pane e dei grissini portati al tavolo fa la sua parte.

Il risotto Campari, ciliegie, gamberi rossi e ‘nduja è un’idea forse folle. Sta però in piedi grazie ad un’esecuzione mirabilmente calibrata. La nota dolce viene tenuta a bada dal freschissimo crostaceo (presentato sottilmente affettato sopra il risotto) e ben dialoga con una piccantezza di fondo moderata ma persistente. Gli Spaghetti neri alla chitarra in carbonara di mare affumicata al the Lapsang Souchong con gamberi e uova di salmone sono anch’essi un funambolismo (molto) ben riuscito. Una dimostrazione di come declinare la creatività in modo intelligente.

Meno arditi i filetti di sgombro con fregola sarda e fagiolini – da encomiare, comunque, una cottura senza sbavature e la scelta di puntare su un pesce povero (e difficile). Ancora un discreto guizzo con il pagello, servito con porri e calamaretti croccanti ed accompagnato da una delicata crema di melanzana: piacevole il gioco di interazione tra le diverse consistenze. Quasi invadente la presenza del porro che, alla lunga, tende a soverchiare gli altri sapori

Chiusura di livello. Il Semifreddo al lime con pan di spagna alla mentuccia ed eucalipto su crema al limoncello è originale e rinfrescante. Classicheggiante ma ben eseguita la piccola pasticceria che fiancheggia il caffè.

Bene specificare che tutte le idee vengono messe in pratica con una materia prima di qualità, garantita da fornitori d’eccellenza. Basti dire, ad esempio, che la carne (da noi snobbata ma ben presente in lista) è quella della super macelleria Cazzamali, considerata una delle migliori in Italia. Insomma c’è tutto quello che serve per far bene a La maniera di Carlo. E bene viene fatto.

Parlottando con lo (spilungone) baby-chef Lorenzo Santi a fine cena, abbiamo captato dalle sue parole una grande passione e un’ altrettanto grande umiltà. In tandem con l’attenta gestione di Francesco Germani, è un buon viatico per il futuro di questo ristorante.

Foodometro™
•Cucina: creatività con uno scopo. 8,5
•Ambiente: un eleganza quasi eccessiva che non convince troppo. 6,5
•Servizio: buone, buonissime maniere. 8
•Da Non Perdere: risotto
•Da Evitare: musica da impianto termale in sottofondo
•Prezzo: 60€ il menù degustazione. Alla carta c.ca 20€ a piatto – 9€ i dolci.
•Giudizio Finale: si sentirà parlare di questo giovane ristorante. 8

Giacomo Robustelli

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6 risposte a “Ristorante La Maniera di Carlo

    • Curioso come si siano condensate in pochi giorni diverse recensioni di questo ristorante. Anche Visintin e Caffarri ne hanno appena parlato… Convergenze astrali??? 🙂

      Il tuo articolo lo ho letto solo ora: lo giuro solennemente 😉
      Mi trovi completamente d’accordo sul risotto e sulla validità della cucina. E anche sulla “rinfrescata” che necessiterebbero gli arredi e l’atmosfera complessiva del locale.

      Questa convergenza di impressoni sostanzialmente positive conferma, comunque, che la MdC vale sul serio.

      Giacomo
      thebigfood

      • MdC vale ma vale soprattutto la mano di Lorenzo Santi. il ristorante ha ampi margini di miglioramento, speriamo solo che la piazza milanese non lo punisca e gli dia il tempo di continuare a crescere. la strada è quella giusta.

  1. Sinceramente a me ambiente e sottofondo, non sembrano poi così male e comunque sono assolutamente soggettivi.
    Avendo avuto modo di frequentarli spesso fin dall’apertura, mi soffermerei piuttosto su aspetti oggettivi che non sono stati menzionati o solo accennati, quali la carta dei vini (mi pare siano più di 200) o dei distillati o ancora delle tisane; tutto scelto e gestito con passione quasi maniacale così come la scelta delle materie prime, dei piccoli produttori o dei vitigni autoctoni.
    Quello che comunque mi ha colpito di più è stata la “maturazione” del giovanissimo Lorenzo avvenuta in questi due anni e con ancora ampi margini di miglioramento (su questo concordo pienamente) vista soprattutto la passione e l’umiltà che dimostra.

  2. aronne, concordo con te (e se leggerai anche la mia recensione te ne accorgerai). le mie critiche sono costruttive, non voglio distruggere ma aiutarli a far ancora meglio. l’ambiente non é male ma è troppo simile ai suoi predecessori. io frequentavo questo posto da quando ancora si chiamava DolceMiele…

  3. Pingback: Esperienze Da Dimenticare: Al Ristorante Stellato Con Groupon « Thebigfood·

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