Guerra del Bitto: ennesimo capitolo

L’infinita vicenda che vede contrapporsi i produttori del Bitto storico al consorzio che tutela il Bitto DOP (CTCB) si arricchisce di un nuovo capitolo. I “ribelli” hanno deciso di rientrare nella DOP (da cui erano usciti nel 2005) e inizieranno presto a sottoporsi al controllo dell’ente certificatore. La ragione di questa scelta è chiara: non si intende regalare la denominazione a chi, stravolgendo il disciplinare di produzione, ha svilito e snaturato questo straordinario formaggio  per assurde logiche commerciali.

I 14 alpeggi storici della Valgerola (Bassa Valtellina) – “capitanati” da Paolo Ciapparelli – non intendono comunque in nessun caso tornare a far parte del consorzio del Bitto DOP e continueranno imperterriti la loro battaglia. Per distinguersi da un prodotto quasi industrializzato, apporranno sulle proprie forme, oltre al marchio ufficiale, un ulteriore segno distintivo.

Questa bella storia di cocciuta resistenza è raccontata con dovizia di particolari sull’aggiornatissimo sito gestito dal «ruralista per professione e per passione» Michele Corti. Un ottimo modo per sostenere la causa dei Ribelli del Bitto, e far contento il proprio palato, è quello di aderire al gruppo di acquisto nazionale organizzato da Slow Food.

Personalmente abbiamo la fortuna di poterci rifornire direttamente sul posto. Nella foto un pezzo di Bitto storico (stagionato 5 anni) che abbiamo acquistato all’Antica Drogheria Fratelli Ciapponi di Morbegno.  Semplicemente pazzesco il profumo, incredibile la lunghissima persistenza del sapore in bocca. Basta un piccolo assaggio per comprendere la bontà di un formaggio che è quasi riduttivo definire eccezionale. La tradizione è da difendere con le unghie e con i denti da chi «ha una visione produttivistica del tutto superata, dannosa per la montagna e la salvaguardia dell’eccelleza casearia».

Giacomo Robustelli

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8 risposte a “Guerra del Bitto: ennesimo capitolo

  1. Giacomo,
    fa molto piacere trovare sul Tuo blog,riportata la
    vicenda del Bitto storico, questo formaggio direi
    più unico che raro. Difendere la storia di questo Bitto,vuol dire anche difesa dell’ambiente, degli alpeggi ed i suoi pascoli,oltre alla tradizionale
    presenza delle capre e, non alimenti integrativi
    al foraggio secco come i mangimi.

    • Caro Lino, aggiungo pure che difendere il vero Bitto significa difendere l’idea che il cibo sia CULTURA e non solo un mezzo per riempire la pancia o il portafogli.

      Un saluto “ribelle”
      Giacomo

  2. Caro Giacomo,
    certo che alla base di questa infinita polemica,ma
    il termine più calzante sarebbe chiamarla guerra,
    perchè di questo si tratta,è la sopraffazzione dei
    potenti di turno,nei riguardi di chi sta nel giusto
    rispetto della tradizione, della cultura ed onesta
    nei riguardi dei consumatori,non spacciare prodotti
    truffaldini,ed è giustamente quello che sostieni Tu
    Un saluto ” ribelle o se vuoi sovversivo “

  3. Giacomo,
    una cosa ho omesso di accennare nei post precedenti
    il grande merito che bisogna riconoscere aiFratelli
    Ciapponi,per la storia,la cura,la diffusione fuori
    i confini,non sono meriti da poco per questo Bitto.
    La passione,l’attezione che hanno sempre dimostrato
    per questo straordinario formaggio d’alpeggio.

      • Al Centro del Bitto di Gerola Alta non lo paghi meno: l’estate scorsa per il bitto invecchiato 5 anni mi pare fossimo sui 40 al chilo – da Ciapponi 35.

        Comunque si parla di questioni di lana caprina – orobica per la precisione 😉

      • il 5 anni a 35 mi pare improbabile. Il prezzo del bitto parte (se non ricordo male) dai 30 e sale di 5 euro per ogni anno. .
        comunque, a prescindere da questioni di lana caprina, il riferimento era soprattutto alla scelta, incomparabile. Prova alla cieca il casera vdb e il bitto “farlocco” e vedi che dubbi ti vengono! Certo poi da Ciapponi puoi comprare anche altri formaggi ed altri prodotti in genere, quindi ci si va lo stesso, se non altro per la meravigliosa cantina ipogea.
        ma non è ora il momento..a Lione ho svaligiato uno dei formaggiai di les halles, IL PARADISO TERRESTRE!!

      • Confermo che il Bitto 1 anno viene 30 al kg in Val Gerola – sicuro. Sicuro anche che il 5 anni da Ciapponi sia a 35. D’altronde lo invecchia in “casa” e penso possa decidere a che prezzo venderlo. E la qualità è la stessa, il prodotto “di base” è sempre quello.

        Poi è indubbio che l’assortimento al Centro del Bitto sia incomparabilmente più ampio. Se interessa il nostro racconto al rigurado: http://thebigfood.net/2010/07/14/fotoreportage-valli-del-bitto/

        PS: un po’di invidia per la tua visita “casearia” transalpina…

        Saluti
        Giacomo

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