Pizzoccheri Valtellinesi: contro le ricette improbabili

L’altro giorno ci è arrivata una mail pubblicitaria, del Pastificio Moro e di Store Valtellina, che ci invitava a gustare i Pizzoccheri Valtellinesi in tanti modi originali e sfiziosi. Cliccando sul link ci siamo trovati di fronte a ricette altamente improbabili tra le quali spiccava per assurdità quella per preparare i Pizzoccheri al pesto siciliano (nella foto sopra).

Chiamateci pure passatisti, chiamateci puristi, chiamateci talebani: a noi, il fatto che il simbolo della cucina valtellinese venga proposto in queste forme stravaganti ci irrita non poco. Apparteniamo infatti a quella schiera di persone che ritengono che i piatti tradizionali vadano preparati semplicemente seguendo la tradizione. Le tagliatelle di grano saraceno sono per noi solo un ingrediente per preparare i pizzoccheri come la ricetta popolare (codificata dall’Accademia del Pizzocchero) prevede.

Tutte le altre “deviazioni” ci sembrano una sorta di tradimento nei confronti di una storica specificità gastronomica  rappresentativa del territorio e delle genti di Valtellina. I pizzoccheri sono infatti un piatto (lo erano di più in passato) autarchico. Tutte le materie prime che occorrono per prepararli possono essere raccolte o  prodotte in Valle: le patate, le verze o le coste vengono coltivate nell’orto casalingo; il formaggio  proviene dai numerosi alpeggi. Il grano saraceno, in verità, non si coltiva (quasi) più anche se la sua lavorazione continua senza sosta. Insomma, i pizzoccheri sono legati a doppio filo al loro luogo di origine e di maggiore diffusione – rappresentano una summa di tutto quello che il nostro territorio offre dal punto di vista gastronomico.

Capiamo le ragioni dei salutisti; capiamo le ragioni del Pastificio Moro che vuole aumentare le occasioni di utilizzo del proprio prodotto tra i consumatori; capiamo le ragioni di chi dice che la tradizione va rinnovata sempre. Capiamo. Per noi che amiamo i veri Pizzoccheri, leggere ricette che prevedono l’uso di pecorino, pinoli e salsa di pomodoro equivale comunque a ricevere una pugnalata dritta al cuore.

Giacomo Robustelli

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