Ristorante Al San Cristoforo di Nicola Cavallaro (CHIUSO)

Via Lodovico Il Moro 11, Milano – Tel: 02/89126060
Il ristorante ha cessato l’attività

Tutti ne parlano; i peana in suo favore vengono intonati da più parti; i fan non si capacitano del fatto che la Michelin continui a negargli l’assegnazione della prima stella. Negli ultimi tempi, Al San Cristoforo di Nicola Cavallaro, è uno tra i ristoranti più discussi (in positivo) di Milano. Anche noi abbiamo avuto il piacere di provare la cucina dello chef veneto, ormai meneghino d’adozione.

Prima di parlarvi di cosa (e di come) abbiamo qui mangiato, un paio di annotazioni sull’ambiente sono obbligatorie. Ci tocca ammettere che il colore delle pareti – un verdolino stile sala operatoria – proprio non ci garba per nulla, come si direbbe in Toscana. Lo stesso dicasi per i quadri e le fotografie raffiguranti i soggetti più disparati appesi senza nessun criterio apparente. Apprezzabili invece le sedie e i tavoli apparecchiati in maniera minimale ma raffinata e sicuramente a tono per il livello del locale.

Il cibo dicevamo. L’inizio delle danze è affidato ad un piccolo assaggio di eteree chips e di saporite olive pugliesi. Subito dopo è il turno dell’amuse bouche: una vellutata di farina di manioca con dei crostini di parmigiano mette subito in chiaro che da queste parti la tecnica è di casa. Il percorso degustazione che abbiamo scelto (quello da 58 euro – in lista anche un menù da 48 e uno da 68 euro) conferma subito questa impressione.

Il baccalà mantecato con zabaione di peperoni e polenta soffiata è infatti un piatto ben congegnato in cui l’insolita consistenza (croccante) della polenta è funzionale a creare un effetto di straniamento nei confronti di una ricetta impeccabilmente eseguita ma che rischia di risultare fin troppo classica. L’Insalata di puntarelle, nocciole al curry, alici del mar Cantabrico e crostini evidenzia invece l’attenzione che lo chef pone nella ricerca di grandi  materie prime: le alici sono semplicemente da urlo.

Con gli Spaghetti trafila oro Verrigni con aglio, olio Pianogrillo e selezione di peperoncini siamo di fronte a quello che è considerato uno dei cavalli di battaglia di Cavallaro. Giustamente ci viene da dire: la cottura della pasta è perfetta; la note piccanti tendono a non prevalere, si fondono anzi in modo armonico con la delicatezza del profumatissimo olio siciliano Pianogrillo. Uno dei piatti più convincenti della serata l’abbiamo assaggiato divagando dal nostro menù – gli Spaghetti al nero di seppia alla chitarra, zuppetta di sedano rapa ricci di mare e peperoncino. Fantastica la pasta per consistenza e intensità di sapori “marini” e fantastica la freschezza e la dolcezza dei ricci.

Non possiamo che manifestare qualche dubbio, invece, sul Trancetto di ricciola cotto sotto vuoto, cozze, vongole, cime di rapa, zafferano. La salsa a base di zafferano su cui è adagiato il filetto di ricciola (tenerissimo) è infatti, a nostro parere, troppo spessa, troppo concentrata. Alla lunga quasi stucchevole. Si risale la china con i dessert: irresistibili il Cono di pasta phyllo ripieno di ricotta montata nocciole, cioccolata e agrumi e la Veneziana con gelato al latte di mandorla. La piccola pasticceria con il caffè, è ben curata e piacevole anche se non particolarmente fantasiosa.

Tutto sommato possiamo considerare la nostra esperienza culinaria al San Cristoforo come una delle migliori mai sperimentate a Milano. Siccome però siamo rompiballe di professione, per concludere, dobbiamo appuntare pure alcuni difetti. Qualche presentazione (i dolci soprattutto) non ci ha convinto sotto il profilo estetico. Qualche piatto l’abbiamo trovato quasi troppo abbondante (l’insalata di puntarelle) e qualche altro quasi troppo striminzito (i primi). In generale poi abbiamo avuto la sensazione che le portate del nostro menù non fossero collegate tra loro da un filo conduttore forte.

In ogni caso rendiamo merito a Nicola Cavallaro e al suo ristorante. Merito ad una cucina in cui la tecnica cristallina è al servizio di materie prime qualitativamente eccezionali selezionate con infinita cura. Merito anche all’ottimo servizio in sala, nel nostro caso gestito dal giovane ma già esperto Simone Della Mura.

Foodometro™
•Cucina: cura per le materia prima e grande capacità ai fornelli. 9
•Ambiente: quel “verdino” non ci piace, ok la mise en place. 6,5
•Servizio: ai massimi livelli. 9
•Da Non Perdere: primi piatti e dessert
•Da Evitare: ricciola rivedibile
•Prezzo: dai 50 agli 80 euro a cranio con vino medio
•Giudizio Finale:mangiare a Milano oggi, un ristorante da non perdere. 8,5

Giacomo Robustelli 

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13 risposte a “Ristorante Al San Cristoforo di Nicola Cavallaro (CHIUSO)

  1. Pingback: Ristorante Al San Cristoforo di Nicola Cavallaro (via Thebigfood) « La Linea dell’Inutile·

    • Pur se la strada è buona, per l’avvio del processo di beatificazione, aspetterei qualche tempo.

      Oltre al “verdolino” alle pareti, forse il difetto maggiore è che manca un po’di decisione, una voglia di osare ancora maggiore! Almeno a mio modestissimo parere.

      Giacomo
      TBF

  2. La voglia di osare dovrebbe essere direttamente proporzionale forse alle soddisfazioni, e non parlo di guide. Un ristorante delle dimensioni del mio, ha dei costi purtroppo abbastanza alti. Non posso permettermi un cuoco degno di questo nome in più, non posso permettermi di dare libero sfogo all’inventiva per due semplici motivi, piatti più complessi richiedono lavorazioni diverse e forse più lunghe. Passiamo la giornata intera al ristorante ma a volte non basta. Ti porti a casa tutti i tuoi problemi e la giornata si allunga. Provi a respirare e dici: “domani sarà un giorno migliore”. Sono tempi duri, per gente tosta diceva qualche tempo fa un amico giornalista commentando il mio blog. Questi tempi, e nessun sponsor alle spalle o appoggio su cui contare a mio avviso fanno la grande differenza. Il target si uniforma a mio parere al tempo che viviamo. Ci fosse più ossigeno forse e dico forse si potrebbe lavorare meglio. Grazie per la critica e per la visita
    Nicola

    • Grazie, oltre che per l’ottima cena, anche per l’appassionato intervento.

      Che i tempi siano difficili non c’è dubbio. Da parte nostra non possiamo fare altro che incitarti a tenere duro e a non mollare mai. Nella tabula rasa milanese c’è bisogno come l’aria di chef come te e di ristoranti come il tuo. Keep pushing Nicola!

      Giacomo & Federica
      thebigfood blog

  3. nel milanese la tabula non è così rasa (almeno secondo me) di come sembra leggendo queste righe. ci sono realtà che meritano, sebbene vivano più in ombra di altre molto più chiacchierate (e non sempre giustamente).

    • Che la tabula non sia rasa del tutto siamo abbastanza d’accordo: d’altronde se di Milano noi parliamo un motivo ci sarà.

      E’altrettanto vero, che per un certo tipo di ristorazione, la situazione meneghina non è delle più rosee.

      • non voglio far pubblicità ma esempi di ristorazione “gourmet” a Milano ce ne sono eccome e senza scadere in stellati di dubbio merito (e dai conti altrettanto stellari) o fenomeni di (mal)costume incensati dalle guide più disparate. anzi, credo che Milano sia una delle province italiane con la più alta concentrazione di ristoranti di un qualcerto livello.

  4. lo ben so 😉 mi riferivo ad altri stellati milanesi… .
    per quel che riguarda gli esempi: La Scaletta, Alice, Manna, Al Pont De Ferr, Bianca, Andrea e Carola Al Bacco… e qui mi fermo.
    di cucina ne scrivo anch’io 🙂 ruttino.it

    • Tutti nomi che conosciamo e di cui sentirai parlare su queste pagine nei prossimi mesi.

      p.s: conosciamo pure ruttino.it e apprezziamo 😉

      Tornando al discorso sul panorama dei ristoranti all’ombra della Madonnina: noi siamo milanesi d’adozione e quello che in generale ci sconvolge di più di Milano è il rapporto qualità/felicità/prezzo che spesso è molto più sfavorevole rispetto ad altre zone della penisola… Almeno questa è la nostra modestissima opinione!

      Un saluto
      Giacomo
      thebigfood

  5. Pingback: Il ritorno di Nicola Cavallaro: Un Posto a Milano « Thebigfood·

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