Ristorante L’Altra Isola

Via Edoardo Porro 8, Milano  – Tel: 02/60830205

Strada deserta in un’anonima via milanese. L’insegna al neon del ristorante è sul retro di un vecchio caseggiato a cui ti avvicini col timore di aver sbagliato coordinate. Apri la porta e ti si avvicina un vecchio signore che sembra muoversi e parlare al rallentatore. Scorgi che in cucina c’è un cuoco cinese dallo sguardo truce, mentre lavora ti fa un quasi invisibile cenno di saluto. Anche se non lo diresti, sei appena entrato in uno dei templi della cucina meneghina, il Ristorante L’altra isola di Gianni Borelli.

L’ambientazione qui sembra essere uscita direttamente da un film poliziottesco degli anni ’70 (tipo Milano Calibro 9) con luci basse, sedie e tavolacci di legno scuro – stupisce non poco scoprire più tardi che il locale è stato aperto solo nel 2003. Ad aumentare il senso di straniamento ci pensano pure degli improbabili quadri alle pareti rappresentanti solamente matite (ripeto: matite) nelle più svariate pose e situazioni nonché la cameriera cinese, dal broncio perenne parlante solo uno stentato italiano a monosillabi.

A dissipare qualsiasi dubbio, arriva dalla cucina un assaggio di stupendi mondeghili, delle specie di polpettine preparate con carne d’avanzo – una specialità tipica di altri tempi milanesi. A certificare, però, che l’esperienza a L’altra isola si ricorderà a lungo è invero il risotto allo zafferano accompagnato da un mastodontico ossobuco. La carne è un qualcosa di mai addentato prima: incredibilmente morbida ma al contempo consistente, viene servita con un cremoso, strabordante sugo che raccoglie tutti gli umori del midollo. Il risotto, per farla breve, lo abbiamo personalmente trovato uno dei migliori mai mangiati nella storia (solo quello del Ratanà si avvicina), cotto alla perfezione – non lo avremmo tenuto sui fornelli ne’ un secondo di più ne’ un secondo di meno – e mantecato con generosità. Peccato giusto che il piatto difetti per un leggero eccesso di sale che non inficia il giudizio complessivo. Ma quasi.

La costoletta (servita bassa o alta a seconda delle richieste), nelle nostre preferenze, è appena un gradino sotto il lussurioso ossobuco, seppure l’impanatura sia croccante ed asciutta (frutto di una mano esperta ai fornelli) e la materia prima sia di grande qualità. Con il dolce si viaggia ancora all’insegna della decisione. Il soufflé allo zabaione è un fine pasto vigoroso servito in dosi massicce (forse troppo), un infinito pugno allo stomaco golosissimo e libidinoso. Non abbinare cotanta massiccia cena ad una bottiglia di vino rosso sarebbe semplicemente un delitto. Per fortuna si può pescare da una lista piuttosto corta ma con una buona offerta di bottiglie italiane a prezzi accettabili – si parte dai 15 euro. Conto finale piuttosto salato: sui 40 euro a testa, scucibili comunque con grandissima soddisfazione.

Per coloro che non aspettassero altro che mostrare scetticismo riguardo il fatto che uno chef cinese possa essere uno dei migliori interpreti di risotti, ossibuchi e costolette worldwide, ricordiamo che Hu Shun Feng (detto Marco) è da 30 anni dietro i fornelli delle più blasonate trattorie cittadine ed è stato allievo di Alfredo Valli, figura mitologica della scena della ristorazione meneghina (qui un suo bel ritratto). Anche il patron del Ristorante L’altra isola, Gianni Borelli, i suoi galloni di milanesità può metterli bene in mostra, avendo condotto per vent’anni la storica osteria L’Isola di Corso Como ed essendo stato per circa un decennio socio di Alfredo Valli stesso. Insomma: occhi a mandorla o meno si può stare certi che qui è di casa l’autentica cucina milanese. Ai suoi massimi livelli.

Foodometro™
•Cucina: milanese fino al midollo (dell’ossobuco), peccato per il sale. 9
•Ambiente: eccentrico ma spoglio retrò, uno svarione. 7,5
•Servizio: l’unica cameriera è quasi muta ma molto efficiente e precisa. 7,5
•Da Non Perdere: risotto con ossobuco, un piatto unico in tutti i sensi
•Da Evitare: mangiarsi da soli un’intera porzione di soufflè è un’impresa
•Prezzo: 40 euro a testa. Alto in relazione all’ambiente ma non in relazione alla cucina
•Giudizio Finale: mangiare milanese a Milano nella sua veste migliore. 9-

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