Kitchen Confidential

Anthony Bourdain
Universale Economica Feltrinelli, 2005
Prezzo: 8 euro

C’è un libro che ogni buon frequentatore di ristoranti, se non l’ha già fatto, dovrebbe assolutamente leggersi. Non stiamo parlando di una qualche onorabilissima guida in particolare ne’ tantomeno di un pesante tomo di gastronomia francese redatto dal venerabile capocuoco di turno. Ci riferiamo bensì a Kitchen Confidential, volumetto autobiografico ad opera dello chef newyorkese Anthony Bourdain: pubblicato  in U.S.A ad inizio millennio (ed entrato presto nella prestigiosa lista dei best seller del NY Times) svela senza filtro alcuno ciò che accade dietro la barricata, al di là delle porte che dividono la sala di un grande ristorante dalla sua cucina. Il racconto ha il merito di indugiare assai su particolari scabrosi poco conosciuti dalla comune media clientela, di palesare poco encomiabili metodi, usi e costumi di chi lavora quotidianamente per servire noi semplici appassionati mangiatori.

Per dire: sapevate che di lunedì è meglio non ordinare il pesce (sabato e domenica il mercato del pesce è chiuso)? Oppure che il brunch altro non è che un metodo che utilizzano in cucina per rifilarvi qualsiasi tipo di avanzo? Avevate idea che in una brigata «si parla sempre solo di cazzi, cazzi, cazzi»? Che rubare enormi quantità di cibo è la consuetudine per cucinieri e aiutanti? Immaginavate che tra i fornelli gira droga (cocaina soprattutto) che manco ad un rave party di punkabbestia?

Tra magagne rivelate (più o meno sconvolgenti) e aneddoti che spaziano tra il divertente e il pulp, il libro scorre via ritmico come un romanzo del migliore Irvine Welsh. La vita dello chef qui raccontata assomiglia a quella di un rocker maledetto, tutta sex, drugs & haute cuisine. Non fatevi comunque l’idea (noi non ce la siamo fatta) che quelle rese note in questo libro siano verità assolute valide sempre ed ovunque. Bourdain fotografa dall’interno, più che altro, una fetta del panorama della ristorazione d’oltreoceano degli anni ’80 e ’90.  Il suo più grande pregio è che riesce a farlo con un taglio realistico ma romantico e appassionato, con un piglio sincero ma mai neppure blandamente accusatorio. Perché quel che conta veramente è che: «tutti i cuochi sono dei pazzi sentimentali. E alla fine forse il cibo è alla base di tutto».

In: porta a scoprire, con dovizia di particolari, un mondo sconosciuto ai più
Out
: alla lunga un po’ ripetitivo
Una Bibbia dissacrante per chi ama i ristoranti. 8

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