La realtà virtuale per la cura dei disturbi alimentari

Il cibo non è solo sinonimo di piacere, convivialità e momenti gioiosi per il palato. Purtroppo in alcuni casi può anche essere l’oggetto di gravi disturbi, come l’Anoressia e la Bulimia. Da poche settimane è stata pubblicata sugli Annals of General Psychiatry una ricerca di una giovane ricercatrice italiana, Alessandra Gorini, che ha suscitato una grande eco fra i media. Non stupisce affatto il grande interesse nel mondo scientifico e del pubblico italiano e straniero, dat0 che le patologie dell’alimentazione riguardano milioni di persone, soprattutto donne. Le ricadute della ricerca della Dottoressa Gorini potrebbero cambiare qualcosa nella diagnosi e nella cura di questi disturbi. Nell’esperimento da lei condotto soggetti affetti da Disturbi Alimentari avevano le stesse reazioni emotive di disagio (tachicardia, sudorazione e contrazioni dei muscoli) di fronte alla presentazione di cibi reali o presentati attraverso la realtà virtuale. Entrambe risposte fisiche più intense rispetto all’esposizione dei soggetti a semplici foto di pietanze.

Un primo dato molto interessante di questa ricerca è che evidenzia come persone che soffrono di Anoressia o Bulimia spesso evitano situazioni in cui sono a contatto con il cibo non per “capriccio” ma per un effettivo ed intenso disagio. Insomma un evitamento spinto da forti reazioni fisiche di stress, un pò come capita a chi soffre di aracnofobia alla vista di un ragno. Altro aspetto fondamentale della ricerca è la reazione delle pazienti di fronte al cibo virtuale, quasi identica a quella suscitata da un’esposizione reale. Nel concreto ciò significa che, attraverso la realtà virtuale, sarà possibile diagnosticare facilmente la presenza di Disturbi Alimentari e, soprattutto, si potrà pensare a trattamenti che sfruttino questa mezzo per abituare gradualmente le pazienti all’esposizione al cibo e al controllo delle proprie reazioni fisiche ed emotive. È bello sapere che questa ricerca per una volta non arriva dall’estero, ma è nata dalla mente di una giovane ricercatrice italiana che, magari un giorno, riuscirà a far tornare l’acquolina in bocca alla vista di un buon piatto anche a persone che prima avrebbero solo iniziato a tremare. Chapeau.

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