Lo Zimbabwe, l’elefante, la fame, Mugabe e i benpensanti

Le foto qui sopra (tratte da un reportage pubblicato sul sito del dailymail e scattate da David Chancellor)  mostrano quale sia il destino di una carcassa di un elefante morto, in un paese ridotto letteralmente alla fame come lo Zimbabwe. Il cadavere del pachiderma è stato spolpato dalla popolazione locale solamente  in due ore e la sua carne è stata messa ed essiccare. Con le orecchie è stata preparata una zuppa e «nei villaggi circostanti hanno fatto poi festa per due giorni, per celebrare la fortuna che era loro capitata» come ha raccontato il fotografo inglese testimone dell’evento. L’unica cosa che ci ha veramente disgustato riguardo questa faccenda è come la notizia sia stata trattata da vari media nazionali e internazionali: per esempio il Corriere ha parlato di «autentico scempio» e di «scena di una crudeltà terribile». L’autentico scempio, in Zimbabwe, lo sta commettendo solo ed unicamente Robert Mugabe che, dopo 30 anni di dittatura, ha portato il Paese africano sull’orlo del collasso.

Per chiarire l’entità del disastro basti dire che il segretario generale della Zimbabwe Red Cross Society, Emma Kundishora, ha parlato all’agenzia zimonline di oltre due milioni di persone affamate, pari al 25% della popolazione. Numero destinato  a salire a causa della grave siccità che sta affliggendo il paese sub-sahariano. Oltre la fame anche l’emergenza sanitaria è devastante:  quasi 100.000 sarebbero stati i casi di colera registrati lo scorso anno (fonte: Unicef) e un adulto su cinque, secondo Medici Senza Frontiere, sarebbe positivo al morbo dell’HIV. Di conseguenza, l’aspettativa di vita, è di soli 37 anni. Non parliamo poi della drammatica situazione economica (disoccupazione al 94% secondo il Sole 24 Ore), politica e sociale che vi invitiamo ad approfondire dando un occhio qui.

Mentre il Titanic cade a picco, Daniele Mastrogiacomo scrive su Repubblica che il presidente Mugabe, spende 250.000$ per un buffet di compleanno a base di «cinquemila aragoste, trecento bottiglie di whisky, duemila di champagne, trenta chili di caviale, gamberoni, salmone, carne e una torta gigante». La cosa incredibile è che la parca festicciola è stata interamente finanziata dai contributi (molto poco) volontari della popolazione e della classe dirigente. L’elefante morto e spolpato da una parte e le aragoste dall’altra. Accostamento a dir poco stridente e (purtroppo) così tipicamente africano.

Spiace che, nei cosiddetti paesi occidentali, dello Zimbabwe continui a sapersi poco o nulla e che si taccia di un paese con un disperato bisogno di immediati aiuti concreti. Spiace che Mugabe non venga considerato una minaccia al pari di altri dittatori sparsi per il globo. Spiace che si dipingano persone semplicemente affamate come crudeli bestie senza dignità. Spiace che i soliti benpensanti si siano dimenticati al contempo delle atrocità che stanno dietro i nostri allevamenti intensivi, dietro i polli da batteria costretti a ritmi forzati di due ore alternate veglia/sonno, dietro le anatre alimentate a forza per produrre il foie gras.  Spiace che l’ipocrisia continui a farla da padrona.

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