L’avanzata delle macchinette

Una volta distribuivano giusto caffè, bibite ipercaloriche o pessime brioscine mummificate. Subivano calci, pugni, spinte e ogni genere di improperio pronunciabile da essere vivente. Erano situate in anonimi corridoi, in atri inutilizzati o in qualsiasi altro spazio morto di ospedali, università, stazioni e uffici. Negli ultimi anni, le macchinette (tecnicamente ‘vending machine’), si sono emancipate ed hanno iniziato ad invadere le nostre città. Non più solitarie, ma in branchi anche di 8-9 elementi, colonizzano negozietti ormai falliti. Distribuiscono oggi un po’ di tutto: dai panini al vino, passando per preservativi, fazzoletti, chewing gum, libri, latte, snacks  e succhi di frutta. Qualcuna (a Milano non ne abbiamo ancora avvistate) addirittura prepara -impasta, farcisce e cucina- la pizza. Solo nella zona di Piola e dintorni, di mini punti vendita self service aperti 24 ore su 24, ne sono spuntati tre. Quello di via Bazzini lo abbiamo testato direttamente più volte: a parte una certa difficoltà iniziale nel capire le procedure d’acquisto (prima la moneta o prima la scelta?) tutto è sempre filato liscio. In alcune serate, poter comprare una birra o una semplice bottiglietta d’acqua, ad orari in cui tutti i negozi e i bar erano chiusi da un pezzo, è stata una vera e propria soddisfazione. L’unica cosa che ci ha stupito è il prezzo di alcuni prodotti, mezzo litro di vino bianco di provenienza indefinibile a otto euro è una cosa fuori dal Mondo.

Oltre le esperienze personali, può essere interessante cercare di interrogarsi sul perché del boom dei distributori automatici a Milano.  La risposta è la solita per molte domande: i soldi. Come scrive Antonio Barbangelo nel suo libro  Pausa caffe, troviamo ormai in Italia una macchinetta ogni 26 abitanti. Il settore della distribuzione automatica può vantare un giro di affari da 3 miliardi di euro all’anno e non sta risentendo troppo della crisi economica.  Evidentemente molti si buttano nel business.

Da cosa deriva questo successo? Gli orari d’apertura dei negozi milanesi (e italiani) sono a dir poco illogici. Ad andar bene aprono alle 10 di mattina e chiudono alle 20.00-20.30 al massimo. L’orario continuato, al di fuori del centro ed esclusi i supermercati, è una chimera. Non parliamo poi di aperture domenicali, stabilite per legge con criteri a dir poco assurdi.  Il risultato è che ci è capitato di vagare per ore in città alla ricerca di un litro di latte o di quattro uova.

I distributori automatici, a meno di un’improbabile ribellione delle macchine in pieno stile HAL 9000, sono attivi 24/7/365. Ovviamente, aumentando l’assortimento, non possono che diventare più redditizi per chi li installa. Si prevede quindi un’ulteriore colonizzazione delle nostre strade. A meno che, i signori che fanno le leggi,  non si decidano a farci diventare un Paese ‘normale’. Un Paese in cui i negozi aprono e chiudono quando accidenti ne hanno voglia.

Immagine rilasciata sotto licenza CC 2.0 by AlexMil on Flickr a questo indirizzo

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