Farmville E Il Contadinismo Di Ritorno

Fino agli anni ’80, la letteratura, il cinema e una certa parte del mondo scientifico, predicevano che l’era che stiamo vivendo oggi sarebbe stata all’insegna dei viaggi intergalattici, delle stazioni orbitanti intorno a Luna e Marte e delle pillole amatriciana/arrosto/peperonata/strudel al posto di pranzo e cena. Non è proprio così, ci pare piuttosto di essere nell’epoca di zappa, rastrello e forcone. A dimostrarlo, oltre alla realtà che osserviamo ogni giorno, ci sono un paio di interessanti ricerche uscite nei giorni scorsi. Coldiretti ha reso noto, durante la presentazione dell’Oscar Green 2010 alla Fieragricola di Verona, che i 3,5 milioni di giocatori italiani (su 70 milioni e passa mondiali) di Farmville fanno del nostro Paese il quarto al mondo per numero di agricoltori virtuali dietro solo a Stati Uniti, UK e Turchia. Per chi non lo sapesse, Farmville è un social game, giocabile gratuitamente su Facebook, il cui scopo è gestire una fattoria coltivando ortaggi e frutta che seguano le stagionalità, allevando animali e vendendo i propri prodotti per ampliare la proprietà. Come ha dichiarato la Coldiretti, la cosa interessante di questo gioco è che «ad essere premiati sono i comportamenti virtuosi come la collaborazione con i vicini con i quali si interagisce».

Ma in Italia non è solo il cyber-contadinismo ad impazzire, molti sono quelli che si spaccano la schiena nella coltivazione di piccoli orti, come testimonia una recente ricerca dell’Istituto Nomisma. I cosiddetti hobby farmers rappresentano una categoria eterogenea di impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai e pensionati che, per la maggior parte, spendono fino a 10 ore a settimana nella cura del loro terreno (in media 1,3 ettari). In 3 casi su 4, alla fase di coltivazione, segue anche quella della trasformazione con la produzione di conserve vegetali, olio e vino, consumati quasi interamente in famiglia o regalati ad amici e conoscenti. Come interpretare questi dati?

Siamo di fronte all’ennesima moda o ad un trend interessante destinato a consolidarsi? Difficile rispondere. Per gli zappatori sul web non ci sbilanceremmo: i fenomeni su internet vanno in contro ad un obsolescenza sempre più veloce e inesorabile. Impossibile dire fino a quando la fama di Farmville durerà. Per ora ci godiamo il suo successo, soprattutto in confronto alla crisi che sta colpendo l’universo dei vecchi videogiochi ‘sparatutto’ e ‘picchiaduro’.

Riguardo ai coltivatori non-virtuali, le cose ci sembrano più chiare: curando (part-time) un piccolo orto, sappiamo bene la passione, la fatica e il tempo che bisogna spendere per mantenerlo decentemente. Sappiamo anche quanta soddisfazione può dare mangiare i propri pomodori, le proprie zucchine, i propri fagiolini o la propria confettura di fragole. Siamo quindi sicuri che i neo-contadini non si stuferanno così facilmente e anzi cercheranno di spargere il loro verbo il più possibile. Almeno lo speriamo: l’orto può infatti aiutarci ad avere un contatto più diretto con quello che mangiamo ogni giorno,  a riconoscere prodotti figli di trucchi e parrucchi, nonchè a renderci conto di quando sarebbe sensato mangiare una determinata verdura e quando sarebbe meglio soprassedere. Inoltre permette un approccio sociale al cibo, che viene regalato, scambiato e fatto assaggiare ad amici e parenti.

Chissà cosa avrebbero pensato i futurologi di qualche decennio fa se gli avessimo detto che, nel 2010,  il presidente americano avrebbe rinunciato ad andare ancora sulla luna mentre sua moglie avrebbe coltivato l’orto biologico nel giardino della Casa Bianca.

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