Il Riposo Della Polpetta

Massimo Montanari, Laterza Editore
Prezzo: 15 euro

Scrivere (bene) di cucina ed alimentazione non equivale certamente a filosofeggiare o a dettare assurde prescrizioni con tono da sedicenti guru. Massimo Montanari lo ha capito perfettamente e lo dichiara senza mezzi termini nell’ introduzione del suo ultimo libro, Il Riposo della Polpetta, uscito a novembre dello scorso anno: «…ho sempre coltivato la convinzione che si possano toccare temi importanti  anche in modo leggero, partendo da riflessioni ‘semplici’ su fatti, cose, parole che ci attraversano la vita e che, a dispetto della loro apparente banalità, contengono frammenti significativi della nostra storia ed esprimono aspetti profondi della nostra cultura». Questo atteggiamento si riflette in una scrittura lineare e priva di fronzoli, in una trattazione di argomenti che, se a prima vista sembrano privi di interesse, si dimostrano invece alquanto significativi nello spiegare il mondo, la società in cui viviamo. Avevamo torto marcio a temere che un professore universitario di storia medievale, storia economica e sociale del medioevo nonchè uno dei più grandi specialisti mondiali di storia dell’alimentazione si dilettasse con dotte dissertazioni e uno stile barboso ed accademico.

Montanari parte infatti dalla storia (soprattutto medievale) per aiutarci a comprendere la realtà dell’alimentazione odierna, le convenzioni e le convinzioni culinarie attuali, le mode e le manie che impazzano nel campo dell’ eno-gastronomia moderna,  la cultura in cui siamo immersi ogni giorno. E fa’ ciò con uno sguardo mai banale, con un’incredibile capacità di ribaltare ciò che ci sembra assodato da sempre. Gli argomenti che tocca sono i più svariati legati all’universo del cibo – il pane come simbolo sociale, il gusto pensato come senso sempre in continua evoluzione e mutamento, le pratiche legate alla cucina e al mangiare in compagnia, la trasformazione nel corso dei secoli del concetto di ‘sana alimentazione’… solo per citare gli spunti che più ci hanno stuzzicato.

Quasi illuminante poi il capitolo Identità si declina al plurale dove viene spiegata la differenza tra identità e radici: «L’identità sono i valori e i modelli che ci qualificano qui e ora. Le radici sono i luoghi e gli ‘spunti ‘da cui la nostra identità ha tratto origine: ma non necessariamente appartengono a noi. Se ricerchiamo le origini storiche degli spaghetti al pomodoro non possiamo non risalire, da un lato, al Medio Oriente arabo, da cui giunse in Italia, durante il Medioevo, l’uso di fabbricare pasta secca di forma allungata; dall’altro all’America, da cui giunse in Europa, in Età Moderna, il pomodoro. Le radici del nostro piatto dunque sono asiatiche e americane. Ma non c’è dubbio che esso rappresenti l’identità italiana, perchè le radici (le origini) non sono l’identità. Paradossalmente, le radici possono essere pensate come l’altro che è in noi». Semplicemente magnifico.

Foodometro™
In
: stile leggero, contenuti che fanno riflettere
Out
: un filo ripetitivo
Un libro imperdibile per ogni buon food-maniaco 9

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