Virtual Farmers Market

Vagando per il web, ci siamo imbattuti nell’ articolo di Simon Majumdar, pubblicato sul blog Word of Mouth, pagina online  del quotidiano britannico Guardian. Il giornalista parla di un’idea assolutamente innovativa che ha avuto Marcus Carter, ideatore del Virtual Farmers Market, ambiente in 3D (con tanto di atmosfera campagnola), dove è possibile fare acquisti come se si fosse in un mercato reale. Partendo dalla considerazione che gli inglesi amano lo shopping online, ma che spesso sono frenati negli acquisti per la mancanza di un’iterazione diretta  con i venditori, Carter ha creato una piattaforma virtuale dove i clienti possano incontrare “faccia a faccia” i produttori, esattamente come nel mondo reale. Tutto questo è possibile semplicemente scaricando il software dal sito e iniziando a girare nel mondo virtuale dove sono presenti diverse bancarelle con in vendita numerosissimi prodotti. Sembra veramente di essere al mercato sotto casa, senza però la scomodità di doversi spostare dal proprio computer. Potete scegliere fra pasticcini, carne, zuppe, salse e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo per noi italiani, i prodotti in vendita provengono solamente da fattorie e aziende inglesi. Niente tartufi d’Alba o formaggio di Bra quindi. Tuttavia, anche se probabilmente non comprerete nulla, il sito merita di essere visitato per la sua idea innovativa e ben realizzata. Il fatto di applicare la realtà virtuale (campo al giorno d’oggi non più riservato a pochi e veri nerd) alla vendita di prodotti gastronomici è un’idea veramente interessante, che sarebbe da esportare in Italia. Aiuterebbe infatti la miriade di piccoli produttori, spesso troppo isolati, a raggiungere il cliente finale voglioso di gustare le delizie del territorio.Vi immaginate come sarebbe girare per le bancarelle dei nostri casari, allevatori o agricoltori pugliesi, sardi o piemontesi?  Poter parlare con loro e comprare delizie che altrimenti si potrebbero trovare solo dopo estenuanti viaggi lungo la Penisola? Personalmente non vediamo l’ora che accada, sarà sufficiente che un nostro connazionale sia abbastanza furbo da copiare l’idea, creando un business dalle potenzialità enormi e ancora intatte. Chi vuole provarci?

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