La Raspelliade

Edoardo Raspelli si deve rioperare, il “palloncino endogastrico”, che gli era stato inserito a luglio (e rimosso prima di Natale), non è bastato a farlo dimagrire abbastanza. Ora dovrà ricorrere al “bendaggio gastrico”, un anello in grado di limitare l’afflusso di cibo allo stomaco. Il più famoso critico gastronomico italiano ha raccontato ieri (11 gennaio), in prima persona su La Stampa di Torino, le sue vicissitudini legate al peso: «Se continua così, tra sei mesi le taglieremo le gambe e tra una anno sarà morto». Così un medico lo aveva convinto ad operarsi per la prima volta. In 6 mesi, il corpulento conduttore di Mela Verde, era quindi riuscito a perdere la bellezza di 24 chili. Gli stravizi delle festività, sotto forma di «culatello di Zibello artigianale, prosciutto crudo di Riano di San Daniele e di Norcia, giardiniera di Penango d’Asti, scaloppa di fegato grasso, storione allevato a Cassolnovo, caviale di Calvisano, salmone irlandese, grana padano, spaghetti di Lari, gallina ripiena, costata chianina di Toscanella di Dozza, lenticchie di Col Fiorito, panettoni di Costabissara e di Isola Rizza, mandorlato di Dolo di Venezia, torta di nocciole di Cortemilia, violette candite di Borgo San Dalmazzo» lo hanno fatto ingrassare nuovamente di 7 chili – da qui la scelta di ricorrere ancora alla chirurgia. D’altronde con un infarto sulle spalle (nel 2002) e una ventina di chili da smaltire non si scherza!

Al di là della vicenda umana (gli auguri di pronta guarigione sono d’obbligo…) la Raspelliade ci spinge a fare alcune riflessioni. In primo luogo dovremmo ripensare la figura del critico gastronomico. Se un sommelier dovesse ingurgitare un bicchierone di vino per ogni assaggio, probabilmente, sarebbe alcolizzato da mane a sera e morirebbe di cirrosi epatica nel giro di poco. Allo stesso modo, a nostro avviso, i critici dovrebbero limitarsi a spiluccare evitando di sfondarsi tutte le sere per puro piacere. Secondo: Raspelli avrebbe lo stesso successo e la stessa autorità se fosse pelle ed ossa? Nella società dell’immagine in cui viviamo, un critico gastronomico rotondetto ispira più fiducia di uno scheletrico. E questo è un dato di fatto e un retaggio del passato che dovremmo sorpassare, l’obesità è una vera e propria malattia e come tale andrebbe trattata e combattuta. Per finire, un invito alla moderazione. Nel mangiare certo, ma anche nell’autocolpevolizzarsi al primo infausto verdetto della bilancia. Il cibo è uno dei veri godimenti della vita, un abbuffata ogni tanto può essere persino salutare. Se proprio dobbiamo dimagrire ricordiamoci che mangiare meno non equivale di certo a mangiare cibi qualitativamente scadenti o a non mangiare affatto. Shaw diceva che i più grandi piaceri della vita o sono illegali, o sono immorali o fanno ingrassare. D’accordo sulla prima parte, ma che facciano ingrassare non è per forza detto. Nella maggior parte dei casi basta un po’ di moderazione.

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