Pasta di Gragnano

Se pensate alla pasta, vi verranno facilmente in mente alcuni marchi (Barilla, Voiello, De Cecco, per dirne alcuni). Personalmente ho sempre abusato di questo cibo per due motivi principali: costa pochissimo (credo sia la cena più diffusa tra i ‘poveri’ studenti universitari, ma non solo, visto il periodo di crisi generale) ed è semplice e veloce da cucinare. Dopo anni durante i quali ho guardato la pasta solo per questi aspetti, improvvisamente ho cambiato radicalmente idea. Il perché è semplice. Ho provato la Pasta con la ‘P’ maiuscola, ovvero quella prodotta a Gragnano, paese nei dintorni di Napoli. Pur non trovandosi molto facilmente, si può acquistare in negozi gastronomici specializzati nell’alta qualità (a Milano, ad esempio, da Eataly).  Le differenze che si notano immediatamente rispetto alle paste industriali è il sapore più intenso del grano duro e la sua maggiore consistenza al palato (che richiede tempi piuttosto lunghi di cottura). Per il resto lascio a voi il piacere della scoperta. Tra i vari formati vi consiglio di iniziare dai maccheroni, perché da qui parte la storia della pasta di Gragnano. Ha inizio da un fatto curioso: una moria di bachi da seta. Gragnano, infatti, fino alla fine del Settecento non era famosa per la sua pasta, bensì per la i suoi setifici. Costretti a cambiare mestiere, gli abitanti svilupparono una tradizione che era già presente, anche se solo a livello famigliare, ovvero la produzione della pasta. Il destino ha voluto che nel paese scorresse un fiume (il Vernotico), ideale per costruire mulini ad acqua destinati alla macinazione del grano (proveniente dalla vicina Puglia).

Come se non bastasse, Gragnano godeva di  un clima con leggera aria umida, perfetto per la corretta essiccazione della pasta, che avveniva lungo le strade del paese. A fine Ottocento la pasta era famosa in tutto il neonato Regno d’Italia e rappresentava un’importante realtà del Sud a livello commerciale. In questo secolo sorsero grandi pastifici a conduzione non familiare, fino a vere e proprie piccole industrie.  Con la Prima e la Seconda guerra mondiale iniziò la crisi della produzione della pasta a Gragnano. Il popolo italiano era povero e affamato ed iniziò quindi a rivolgersi a prodotti di qualità inferiore, ma dai prezzi molto più bassi.

Qui inizia la storia delle grandi industrie  del nord (Barilla su tutte) e finisce quella di Gragnano come primo paese a vocazione industriale del meridione. Ma per fortuna non tutto è finito. Si è passati dalla quantità alla qualità e le piccole industrie pastaie (Pastificio Afeltra, Rigorosa, Pastificio D’Apuzzo) sono così riuscite a crearsi un’identità forte di tradizione. Mangiando un piatto di pasta di Gragnano sentirete il sapore degli antichi mulini, dell’aria, della gente di un piccolo paese del sud che ha creduto (e continua a farlo) nel suo essere unico. Come diceva il grande Totò: «Se non è di Gragnano desistete!»

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5 risposte a “Pasta di Gragnano

  1. Pingback: Polpa di Pomodoro Fresco Da Agricoltura Biologica Alce Nero « Thebigfood·

  2. A Milano io compro la pasta Rigorosa alla Coop di via Palmanova. Si trovano solo i fusilli e i paccheri.

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